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La (triste) situazione dell’ICT in Italia
Archiviato in (Tecnologia) da Emanuele Fornasier il 30-03-2009
Il World Economic Forum ha pubblicato l’ultima edizione del rapporto annuale sulla situazione dell’ICT nel mondo, il “Global Information Technology Report”, un complesso dossier che si propone di stilare una classifica a livello mondiale sulle capacità di sviluppo e utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione nei vari paesi.(trovate il testo completo e liberamente consultabile qui.)
In questa classifica purtroppo l’Italia continua a perdere posizioni, trovandosi ora al 45esimo posto, preceduta nell’ordine da Tunisia, Cile, Arabia Saudita, Ungheria, Porto Rico, Slovacchia e Giordania.Guida la Danimarca davanti a Svezia, Usa, Singapore e Svizzera.
L’indice fa riferimento a parametri numerosi e articolati , riassumibili a titolo chiarificativo in tre variabili principali:
- macroambiente: economia, politica, infrastrutture;
- readiness, traducibile poco efficacemente con “prontezza” nei confronti delle nuove tecnologie: a livello individuale, nel mondo del lavoro e da parte del governo;
- utilizzo: anche qui, come sopra, a livello individuale, nel business e nelle istituzioni.
Fare una disamina precisa ed esauriente di tutti i fattori presi considerazione dal rapporto è in questa sede chiaramente impossibile; proverò ad evidenziarne in un elenco i punti a mio parere più importanti.
In campo professionale siamo al 22esimo posto per la capacità di innovazione, ma solo all’83esimo posto nell’utilizzo delle nuove tecnologie per la comprevendita di beni e per l’interazione tra fornitori e clienti.Un mondo degli affari a cui non sembra importare molto di investire in attività di ricerca e sviluppo, siamo qui infatti al 51esimo posto , e nemmeno la collaborazione tra business e università sembra essere intensiva, dato che la classifica relativa ci vede al 77esimo posto.
A questo si aggiunga lo scarso numero di istituti per la ricerca scientifica e lo sviluppo che ci fa strappare soltanto un 99esimo posto in questa graduatoria.
Per quanto riguarda internet, nell’uso domestico in Italia gli utenti della grande rete sono il 64% della popolazione, con una diffusione di pc pari al 37% dei cittadini, dati che nelle classifiche relative ci piazzano rispettivamente al 24esimo e 28esimo posto. L’accesso a internet nelle scuole ci classifica però al 65esimo posto con un valore di 3.43 su una scala da 1 a 7 come valore massimo, mentre l’indice di accessibilità dei contenuti digitali ci vede in 70esima posizione.
Per quel che concerne le istituzioni, stando sempre ai dati del rapporto del WEF, la situazione purtroppo sembra ancora peggiore.Siamo infatti al 125esimo posto nell’indice specifico che prende in considerazione il livello di priorità dato dalle istituzioni al settore ICT; il Governo italiano nelle proprie scelte sembra dare importanza più al costo delle infrastrutture che non alla loro effettiva capacità di innovazione, 117esimo posto; non ha idee chiare sui piani di sviluppo futuro, 109esimo posto; ha programmi di promozione del’ITC piuttosto deludenti, 113esimo posto.
Ci piazziamo al 68esimo posto per la disponibilità di servizi online e la presenza di tecnologie adeguate sembra essere scarsa negli stessi uffici amministrativi e di governo: siamo qui all’84esimo posto. Se queste sono le premesse non c’è da stupirsi se anche la graduatoria sullo sviluppo delle leggi relative al settore ICT ci veda soltanto al 52esimo posto e se l’ indice sulla libertà di stampa nel nostro paese ci faccia tristemente precipitare addirittura all’86esimo posto.
Mi fermo con i dati e,sullo sfondo di questo panorama non proprio confortante, lascio trarre ad ognuno le proprie conclusioni, chiudendo però con una nota polemica: se questa è la situazione nazionale, i politici italiani fanno davvero bene a mettere tra le loro priorità, in ambito tecnologico, il controllo su Youtube?…
